lunedì, 30 aprile 2007

Di George Best tutti ricordano la famosa frase "ho speso molti soldi in donne, alcool e auto sportive, il resto l'ho sperperato". Ma forse ce n'è un'altra che vale qualcosa in più: "Se fossi stato anche bello, nessuno avrebbe mai saputo chi è Pelè". Giusto per contraccambiare a modo suo quello che lo stesso Pelè aveva detto di lui e cioè che era il miglior calciatore del mondo. Ma Best era questo, tutto tranne che un diplomatico.

Si dice che Best avesse incominciato a morire nel 1968, l'anno in cui vinse il Pallone d'oro. Prima di quell'anno aveva debuttato a 17 anni in prima squadra nel Manchester United, segnato due gol nella finale di Coppa dei campioni contro il Benfica di Eusebio, vinto due scudetti, vinto un'altra Coppa dei campioni (sempre contro il Benfica, segnando un gol). Nel '68 Best aveva 22 anni, il calcio si occupava di lui da quando ne aveva 15, da quando Matt Busby, patron dello United, lo andò a scovare a Belfast dove era nato.

Impensabile che Best potesse incomincare a morire nell'anno in cui tutto ciò che gli girava intorno girava al suo stesso ritmo, in cui riceveva mille lettere a settimana dai tifosi (e dalle tifose), l'anno della nuova musica, dei capelli lunghi che lui, unico, portava, tanto che fu soprannominato "il quinto Beatle", anche se gira la battuta che lui una come Yoko Ono non l'avrebbe neanche guardata. Eppure quello che Best faceva vedere in campo al fianco di gente come Law e Charlton, i suoi dribbling, i suoi gol, la sua incredibile potenza per un fisico così asciutto, la sua fantasia, quello che lo rendeva il giocatore più amato dagli inglesi di tutti i tempi, aveva un prezzo. Best beveva.

L'anno dopo il Manchester cambiò coach e in panchina finì Tommy Docherty che mal sopportava il carattere e la poca disciplina del ragazzo-prodigio. Niente di nuovo, è sempre la stessa storia che leggiamo anche oggi. Ma Best riusciva ancora a tenere insieme le due parti della sua vita, tanto che nel 1970 segnò sei reti in Coppa d'Inghilterra contro il Northampton.

Ma presto le cose si misero male perchè nella sua vita privata Best non ne perdeva una. I tabloid lo inseguivano nelle sue fughe con Miss mondo o con miss Universo (dichiarò poi: "Nella mia vita qualcosa mi è sfuggito, Miss Germania o Miss Canada per esempio..."). Anche il Manchester lo inseguiva. Poi si stancò di seguirlo. E arrivò la seconda morte: gennaio 1974, ultima partita all'Old Trafford e in più dalla panchina. Aveva 27 anni.

George lasciò l'Inghilterra per gli Usa che in quegli anni cercavano di costruirsi una tradizione calcistica ingaggiando le stelle mondiali a cifre astronomiche (Pelè e Beckenbauer, per esempio). Aveva una casa sulla spiaggia. Disse in seguito: "Non sono mai stato in spiaggia, per arrivarci dovevo passare davanti a un bar e mi sono sempre fermato prima di raggiungere l'acqua". Andò avanti così, tanti soldi e poco altro per altri dieci anni, poi si ritirò del tutto. E fu l'ultima morte del calciatore.

Si mise a fare il commentatore sportivo e prima ancora ad andare in giro a tenere conferenze, ricordi per lo più sbiaditi delle sue imprese, scrisse cinque autobiografie. Finì una volta in carcere per aggressione a un pubblico ufficiale mentre era in stato di ebbrezza alla guida. Disse dell'eroe nazionale, che ricopre lo stesso ruolo che fu suo, David Beckham: "Non calcia di destro, non calcia di sinistro, non segna molto, non colpisce di testa, non va in tackle. A parte questo, è a posto". Fu cacciato dalla Bbc perchè, di nuovo in stato visibilmente alterato, bestemmiò in diretta.

Eppure Bestie, come lo chiamavano i tifosi, era sempre the best: il migliore di tutti. Non per la moglie Alex, che lo lasciò perchè la convivenza era diventata impossibile. Non per i medici che intervennero nel 2002 per trapiantargli quel fegato che ormai funzionava soltanto al 20% delle sue possibilità e non lo proteggeva più nemmeno dai comuni virus influenzali. Fu l'inizio dell'ultima morte di George Best, genio del calcio scomparso, come tutti gli eroi, troppo giovane.

 

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sabato, 28 aprile 2007
quando si dice....l'abitudine...
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venerdì, 27 aprile 2007



È iniziato il classico caldo che odio..sole dietro al coppino, per ovviare all’affaticmento precoce da ieri ho iniziato a correre allo stadio...tornerò a peccara un figurino..

Scuderie, ore 11.00

Montelli al bancone aspetta il suo decaffeinato(ho scoperto che la caffeina fa male al culetto).

Il cameriere con la sua solita simpatia impiega 4 ore per fare un caffè, nel mentre si avvicinano 4 stronzi in giacca e cravatta, ricercatori precari? Assistenti? Mormoni? Semplici stronzi? Non so.

Per semplificare gli stronzi li chiamerò s1 s2 s3 s4, bs è il barista simpaticissimo, montelli sono io.

S1:” vorrei un succo di frutta al mirtillo!”

Montelli:”ricchione...”

Bs:”mi dispiace, solo classici”

Montelli:”mah..”

S2:”  e quali sarebbero i classici?”

Montelli:”scema!pera, mela, pesca, albicocca..”

Bs:”pera. ,mela, albicocca, pesca”

S2:”pera c’è?”

Montelli:”utero!!!!!è il primo che ha detto!!”

S3:” per me un ACE”

Montelli:” annamo bene..”

Bs:” no, ace non è un classico”

S1:”ma lo stà diventanto..”

Bs:”no, sai perchè non è un classico, perchè c’è ACE Rosso, ACE Verde, ACE Centrifugato bla bla bla”

Montelli:”ditemi che non è vero”

S1:” allora dovremmo metterci d’accordo sul concetto CLASSICO”

Montelli:”si, si potrebbe fare un seminario magari...”

Bs:” no, basta che chiedi a me e te li dico io”

S4(fa il suo esordio):”e il pompelmo è un classico??”

Bs:”certo!”

S4:”allora un pompelmo per me,grazie”

I succhi sono sul tavolo s1 inavvertitamente beve quello al pompelmo, disgustato esclama:”blaaa pompelmo, non può essere un classico!”

Interviene il BS che nel frettempo era finalmente alle prese con il mio decaffeinato:”come no, più classico del pompelmo!!”

Montelli:”mo se ne va la modonna...”

S1:” ok, guarda, hai ragione”

Bs:”se vuoi ne parliamo”

S1:”non ti preoccupare, in fondo nella vita ci sono cose più importanti”

Bs:”si si, decisamente”

Sguardi interrogativi si incrociano, bevo il mio decaffeinato, forse è meglio tornare all’espresso normale.



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giovedì, 26 aprile 2007
come da titolo, al minuto 5.41 potrete scorgere il vostro prode bloggaro nel pieno delirio(in realtà la piazza era vuota, ma si camuffava bene) di piazza Duomo...


nel secondo video la distanza dal pullman è ridicola, lo sono meno i calci e le gomitate che abbiamo preso per mantenere la posizione...comunque riguardando tra anni quelle immagini potrò dire "c'ero anche io, Pio!"

postato da: montelli alle ore 21:55 | Permalink | commenti (18)
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giovedì, 26 aprile 2007
 "Non mi ha fatto molto piacere vedere 'Ibra' sventolare la bandiera dell'Inter".

Parola di Pavel Nedved. Questo è il pensiero del calciatore ceco della Juventus. L’angelo biondo, come amano definirlo, non di certo io, l’indomani della vittoria nerazzurra si toglie qualche sassolino dalla scarpa(che lusso di questi tempi..). Lancia frecciate ai suoi due ex compagni di squadra, Vieira e Ibrahimovic, manifesta ai microfoni il suo rammarico nel vedere i due ex juventini esultare per questo scudetto.

Forse, non so, si apettava un colpo di scena, tipo che uscissero in piazza con la maglia della Juve urlando ai quattro venti  il loro amore per la società bianconera!! Non capisco proprio le lamentele del biondo cascatore. Difatti i due ex gobbi mi risulta abbiano sempre dichiarato di sentirsi loro quei due scudetti vinti con la Juve, di averli vinti sul campo e bla bla bla bla bla bla….allora di cosa si va a lamentare??del fatto che esultano dopo la conquista del titolo??? beh, credo sia una rimostranza giusta, in fondo Ibrahimovic era alla Juventus da quanto??2 anni? Praticamente una bandiera….cosi come lo spilungone francese…due anni sono tanti, poi sono in là con l’età…sopratutto lo slavo/svedese, cosa sarà mai la serie B per una stagione, se a dirlo poi è il 35enne Pavel, una carriera all’insegna del calcio spettacolo, splendide proiezioni all’interno delle aree di rigore o in prossimità, look studiato ad evidenziare l’istantanea dell’impatto con l’avversario, caschetto biondo al vento, smorfia di sofferenza in viso, volo con atterraggio plastico degno del miglior Rudolf Nureyev, “furia ceca” ne ha per tutti, sguardo da cyborg rivolto mai alla telecamera e un cuore ferito, da un ragazzone, che ha avuto l’insolenza di esultare per conquista del titolo con la sua nuova squadra…

Chissà cosa avrebbe detto se l’avesse visto cantare e saltare ”chi non salta bianconero è”…




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martedì, 24 aprile 2007

...e ora tutti all'Hollywood!!!!!!!!!!

braaaavo sagnone...adesso vai pure all'Hollywood e spaccati per bene, fai tutte le risse che ti pare, attaccati a collo ad ogni bottiglia di champagne che vuoi, ora puoi tutto, tocca i culi, mi raccomando, mentre sei nel marasma generale, sbronzati e poi vai in moto senza casco con una bella biretta ghiacciata, ma sopratutto portaci pure Ronaldo, non ti dimenticare di avvisarlo! inizialmente credevo che fosse una mossa, quella del Milan, per distrarti, comprare il Fenomeno, ma adesso ho capito, fagli una telefonata, sei tu la nostra armi in più in questo momento, le conosci tutte, dai, chiama Ronnie e portalo con te! e visto che ti ci trovi magari fai anche una squillo a kakà....

Ventanni sembrano una vita, ed effettivamente lo sono. Stagione 88-89 agli ordini di mister Giovanni Trapattoni l’Inter conquista il suo 13 titolo nazionale, a quel tempo il milan ne aveva 11 e su Italia 1 andava in onda la trasmissione commemorativa dal titolo “l’Inter ha fatto 13”. Io ero magro(?) e avevo tutti i capelli, ma soprattutto facevo mi sembra la 4 elementare, o forse la terza, boh, fatto sta che a quel tempo non potevo festeggiare degnamente una vittoria del genere…vabbè, ce ne saranno altre….

La panza cresce e i capelli scappano, ovviamente mantengo sempre il mio fascino, e primo che questo vada via definitivamente i nerazzurri dopo solo 18 anni di sofferenze mi regalano la gioia del 15° scudetto…mi sono perso uno scudetto per strada…il 14°, comunque quello che conta è che siamo a 15.

22-04-2007 ore 16:52:25 CAMPIONI D’ITALIA

ore 17

ehehehedopo un brevissimo scambio di battute su messanger i giovani partono alla volta del capoluogo lombardo, armati di maglie w sciarpe nerazzurre e di tanta buona volontà."guardo i treni"-"ok"-"alle 18.14"-"vabbene, passo a prenderti tra 20 minuti"

Ventanni sono troppi, non si puo' restare davanti la tv a guardare le peggio trasmissioni sportive, e sorpatutto a rosicare per non essere stati li col senno di poi...

ore 20

CIMG0365arrivo a Milano, tripudio di bandiere neroazzurre, voci di corridoio parlano di un probabile corteo in partenza da piazza Cairoli, non molto distante dal Duomo. Si sonda il terreno sui probabili prezzi delle birre, e scopriamo che stranamente il primo chiosco si mantiene sull'umano, ossia una lattina 2 euri....


ore 22

CIMG0355i nostri giovani eroi continuano a trottolare tra Cairoli e Duomo, accodandosi ora in un McDonalds, ora in un chiosco, ora in un bar, tra un "milan merda alè" e uno "juventino pezzo di merda"


ore 23/0.30

i vostri supereroi preferiti rischiano abbondantemente la vita per stare dietro il pullman scoperto con i campioni d'Italia, distanti poco più di due metri svettavano Hernan "Bum Bum" Crespo, l'Adiposo Imperatore, Grosso, Maxwell, Maicon, Stankovic e Il Genio Zlaaaaaatan Ibraimovich.
grazie a delle prodigiose gomitate e calci negli stinchi, abbiamo mantenuto la posizione per molto tempo, troppo tempo, finchè esusti ci siamo staccati dal gruppo in prossimità del Duomo.

ore 1.00

i Campioni d'Italia si affacciano al Vigorelli(credo) un'ora e poco più di cori, Dechi accende fumogeni, Maicon carica la folla, con lui Cordoba, Materazzi esce vestito da vigile, Cambiasso indossa la maglietta di Facchetti, cori per lui e per Prisco, mai dimenticati, sempre con noi, ci piace crederlo, a differenza di altri noi siamo dei romantici(MERDE! Succhiateci la cappella, mi ero dimenticato di dirlo, almeno una volta,MERDE!!!!)

ore 2.20

apparizione in via dei Mercanti di Robbiello e consorte, Birrino della staffa sempre dal paponaro e fregnacce varie. mancano solamente 3 ore al primo treno utile per tornare a Bologna....

ore 3/5.30

salutiamo Robbbiello e Giulia, e ci involiamo verso la prima edicola aperta, Gazzetta e incontri con vari fenomeni da baraccone in giro....

ore 8.15

tappa al "mi furner" per colazione salata  leggerissssima, e rientro nelle proprie abitazioni.."pazza inter" a ripetizione
e tutti a nanna!!

dimenticavo un pensiero per i cuginetti...
non ho cugini

...azz ci stava pure la Canalis...e sopratutto Moratti fa la provola....bravo Massimo!!!!!!
un presidente!c'è solo un presidente!!!



"...mo te l'arriv'..."



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domenica, 22 aprile 2007
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venerdì, 20 aprile 2007

“ma che cazzo ha fatto....??”

 aveva fatto goal.(seguì esultanza solitaria, compagni frastornati, ce ne fu uno che si mise le mani nei capelli, un altro guardò smarrito verso la propria panchina, “ma che cazzo ha fatto”, un altro gli corse dietro , mica per abbracciarlo, voleva picchiarlo; avversari di sasso, molta nebbia intorno). Il goal che nessuno avrebbe dovuto segnare, lo segnò un brasiliano magro e allampanato, si chiamava Macir Bastos Tuta, aveva 24 anni, il Venezia lo aveva comprato dall’Atletico Paranaense: quello fu il giorno più complicato della sua vita. Era inverno, era il 24 gennaio del 1999, la partita era Venezia-Bari, si gocava allo stadio Penzo, l’unico stadio al mondo che galleggia sull’acqua. Venezia e Bari stavano sull’uno a uno, ci stavano da un pò,in attesa di un finale lento ma scontato: non facciamoci del male. In campo erano d’accordo tutti, tranne uno, che non sapeva o che faceva finta di non sapere. Lui, Tuta, il mostro della laguna. Capitò all’ultimo minuto: arrivò un cross, lui saltò di testa e fece goal al portiere del Bari Mancini. In campo: smarrimento. L’arbitro fischiò la fine, nel tunnel che portava agli spogliatoi ci fu una rissa, Tuta si becco un paio di pugni e dicce:”mi hanno messo al muro, volevano farmela pagare”. A fargliela pagare erano gli avversari insieme ai suoi compagni di squadra. Il brasileiro candido disse ai giornalisti:” Maniero mi ha detto che non dovevo segnare, che doveva finire uno a uno”. Interviene l’ufficio indagini, della federcalcio. Furono interrogati i giocatori delle due squadre, la combine non fui mai provata(l’elogio dell’assurdo!), Tuta ne usci come un idiota, uno che aveva serie difficoltà con la lingua italiana:” bisogna fargli le domande, dirgli le risposte e luio fa si o no con la testa”, malignò un compagno di squadra. La vicenda finì in farsa, con l’inviato di striscia Staffelli che dopo qualche tempo si presentò al campo di allenamento del Venezia per consegnare il “tapiro d’oro” a Tuta, gli diede una pacca sulla spalla, applausi per il gabibbo, due minuti di pubblicità.

Poco tempo dopo quel pomeriggio che nessuno avrebbe dovuto segnare, Tuta lasciò l’Italia nell’indifferenza più totale. La carriera lo portò a girare il mondo, Brasile, Ucraina e Corea del Sud. E sempre fece il suo mestiere di centroavanti. Segnò gol, ne segnò molti e ogni volta cercò negli occhi dei suoi compagni una risposta:”ho fatto bene questa volta??”

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giovedì, 19 aprile 2007
postato da: montelli alle ore 12:37 | Permalink | commenti (7)
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mercoledì, 18 aprile 2007
postato da: montelli alle ore 14:33 | Permalink | commenti (7)
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