martedì, 30 gennaio 2007

C’era un tempo in cui la cosa più semplice da fare quando le cose andavano male era prendere l’allenatore, dargli il benservito e sostituirlo con uno nuovo.

Era una scelta dolorosa, ma a volte efficace, nella maggior parte dei casi si rivelava una mossa che dava il là a conseguenze a catena. Due, tre e in casi assurdi quattro allenatori si trovavano a gestire un gruppo, orami distrutto da critiche e risultati.

Un gruppo. Una squadra che decide le sorti di una persona. Poche anzi pochissime volte questo gruppo si è reso protagonista di gesti umani capaci di far passare in secondo piano tutto il gioco.

Questa volta è successo. E per ben due volte.

Ci ritornano alla mente esultanze di calciatori che dopo una rete si rivolgevano verso la panchina con frasi ingiuriose nei confronti del tecnico, reo di averli esclusi, di non tenerli in considerazioni, la mente viaggia e ci riporta al goal di “ciccio” Desideri, che nella sua esultanza non le mandava a dire all’allora traghettatore dell’Inter  Luisito Suarez. Molti gli imitatori del centrocampista nerazzurro, nonché  illustri predecessori, da Giorgio Chinaglia a Di Natale, da Pippo Inzaghi a Beppe Signori. Tutti scontenti per l’esclusione o per il poco impiego.

Chi è che va allora controtendenza, chi riconosce il merito a quello che in panchina si accolla troppi oneri e pochi onori?

Lucarelli per primo, poi Di Napoli. Entrambi i bomber si schierano dalla parte del tecnico, rendono giustizia al programma cominciato in estete, entrambi presenti e ben a conoscenza dei progetti del tecnico, a differenza del suo datore di lavoro, entrambi protagonisti diretti e presenti durante i ritiri, gli allenamenti, le sedute preparative delle partite. Insomma preparati sull’argomento e capaci di dare un giudizio sul reale operato del tecnico, con il quale si può non andare d’accordo ma insieme, uniti, per raggiungere l’obbiettivo comune, salvezza, qualificazioni europee o titolo nazionali.

Bene, qualcosa sta cambiando, un po’ di umanità in un mondo che va verso la degenerazione più totale non guasta, specie se proviene da realtà genuine come quelle di Livorno e Messina.

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lunedì, 29 gennaio 2007

che avreste voluto sapere su Ronaldo, e non avete mai chiesto

dal sito www.paoloziliani.it



Ispirazione improvvisa

Svelato il mistero del numero di maglia scelto da Ronaldo: il Fenomeno ha deciso per il 99 dopo averlo letto sulla bilancia mentre lo pesavano.

Informazioni utili

Nel suo primo giorno a Milano, Ronaldo ha telefonato a Borriello e gli ha chiesto il nome della pomata di Belen, che a Madrid ha 3 o 4 fidanzate molto irritate.

Sinergia pronta

Il Milan comunica che se Ronaldo non darà l’apporto sperato, verrà girato a Mediaset che ne farà il protagonista di un nuovo reality: “Il Grande Fardello”.

Traumi giovanili

Imbarazzo a Milan Lab quando i medici hanno detto a Ronaldo: “Ora facciamo il test di Cooper”. Ronie si è messo a piangere e a supplicare: “No! Vi prego: Cuper no!”.

Bomber extra-large

Ancelotti: “Non vedo l’ora di sfidare Mancini nel derby: lui si vanta di avere Grosso, ma adesso io ne ho uno ancora più grosso”.

Primi amori

Sconcerto all’Inter. Da quando Ronaldo è tornato a Milano, Julio Cesar non fa altro che chiedere alla moglie Susana: “Cos’hai fatto oggi? Dove sei stata? Chi hai incontrato?”.

Trasporti eccezionali

Disappunto al Milan. Ronaldo vorrebbe debuttare mercoledì all’Olimpico, ma dopo un primo sopralluogo il timore è che non ci entri.

Adesso si spiega!

Tardivo ma importante chiarimento di Ronaldo: “Sono tornato a Milano per dimostrare che quella notte d’estate, dalla sede dell’Inter, non ero scappato, ma ero solo uscito a fare pipì”.

Motivazioni extra

Ancelotti: “Ben venga Ronaldo! Ha vinto un mondiale e 2 Palloni d’oro, ma mi ha assicurato di avere ancora fame”. Di scudetti? “No. Di biscotti”.

Share alle stelle

Per assecondare l’attesa mediatica esplosa in Italia nei confronti di Ronaldo, il Milan comunica che il giocatore sarà sottoposto a nuove visite mediche, questa volta dal dr. House.

Trucco continuo

Ancora guai per il Milan! Dopo l’inchiesta a carico di Galliani per falso in bilancio, prime voci di un’inchiesta su Ronaldo per falso in bilancia.

Punti di vista

I giornali italiani: “Colpo del Milan: arriva Ronaldo!”. I giornali spagnoli: “Colpo del Real: parte Ronaldo!”.

Le solite scuse

Testimoni oculari assicurano che Ronaldo, nel finale di Milan-Roma 2-2, si è alzato dalla poltroncina di San Siro e ha detto a Galliani: “Esco un attimo a prendere le sigarette...”.

Tremenda vendetta

Ronaldo ai sette cieli: dal Real ha ottenuto un accordo di rescissione pieno zeppo di clausole per togliersi lo sfizio di spaccare il Capello in 4.

Non era il caso

Bronzetti svela: “La svolta nella trattativa-Ronaldo è stata quando il Real ha detto al Milan di non insistere, che non l’avrebbero mai preso, Oliveira”.


                                                                                                                                                                              
                                                          
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lunedì, 29 gennaio 2007

“per cortesia, non mi fate domande, lasciatemi parlare, da oggi , il mondo del calcio, non è piu’ il mio mondo, ne sono fuori, mi hanno ammazzato l’anima”…..”perché, forse non lo sapete, ma ho pensato di ammazzarmi, ed è stata la fede che avuto quel ragazzo li, che mi ha fatto fare un passo indietro”.


Differenze, concetto quasi simile, vittima e autore del fatto.

È sempre Luciano Moggi, quello delle lacrime di Bari, quello che ospite delle tv locali spara a zero su un pò tutti, come quando un rivale in una sparatoria cade e lascia partire una scarica a random dal suo mitra o arma a ripetizione.

Gli effetti sono molteplici, qualcuno gli crede, gli ha sempre creduto, anche quando diceva di essere innocente, altri si limitano impietosamente a ridere su queste parole, cosi come hanno fatto durante la sua ultima intervista da direttore sportivo della Juventus, poi ci sono quelli che rimangono totalmente indifferenti, chi non ha interesse alcuno a commentare, chi guarda, ascolta e con un sorriso quasi malinconicamente distoglie lo sguardo e passa avanti.

Di Moggi non si è mai smesso di parlare, non si può smettere di parlare, le sue uscite sono a scadenza ritmata, continue, infinite, il canto del cigno che infondo, non vorremmo più sentire.

 


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venerdì, 26 gennaio 2007


Caro Ronaldo,

avrei un paio di cose dirti.

Era l’estate del 97, io mi diplomavo, e tra l’imposta sul valore aggiunto e un genitivo sassone, la gazzetta della sport allietava le  mie “pause dalle pause studio”.

Tu giocavi nel Barcellona, io ti vedevo lontano, si parlava di un probabile arrivo, ma si doveva versare una grossa penale per portarti a Milano.

Moratti si sa non ha problemi di soldi, staccato l’assegno e via, tu volavi alla volta di malpensa, ti saresti poi affacciato al balcone con la sciarpa e il cappellino Nike, almeno una camicia migliore la potevi mettere invece di quella  a quadretti anni ’60, manco mio nonno.

Comunque.

Posavi felice, con il tuo sorrisone a 36 denti, contento di essere arrivato in Italia, all’Inter, il Bercellona in quegli anni non era un granché, e tu hai pensato bene di volar via dopo una stagione da paura.

Arriva finalmente la presentazione al Meazza, io non c’ero, ero a Londra, ma la gazzetta la compravo, continuavi a sorridere, felice, e noi con te, facevi molta tenerezza, avevi 21 anni, magro, una scheggia, pregustavo i tuoi doppi passi, le tue reti, avresti anche baciato la maglia, non potevi esimerti dal farlo, visto l’affetto che tutti ti dimostravano, non solo i tifosi, anche i compagni di squadra, Prisco addirittura teneva una tua foto nel portafoglio. Ti ricordi vero??

Io mi ricordo tutto.

La prima giornata di campionato contro il Brescia, il tuo esordio, ci pensò Recoba a risolvere(!!) la partita con due punizioni.

Ma nessuno si è permesso di metterti in discussione, e infatti la seconda giornata di campionato a Bologna, ti sei bevuto la difesa e goal! Primo goal in nerazzurro. Io li c’ero! Urlavo come un pazzo, cantavo “oo il fenomeno” saltavo e millantavo con chiunque la tua presenza nelle file nerazzurre.

Stagione fantastica la tua, meno quella dell’Inter, anche se la coppa UEFA, al tempo, valeva qualcosa, ma tu hai fatto il possibile. 25 reti al primo anni di serie A non sono poche, ti ha soffiato il titolo di capocannoniere Bierhoff, ma fa lo stesso.

Io continuavo a cantare e urlavo il tuo nome!

Poi arrivarono strani voci. Ricordi? Pare che non andassi d’accordo con Simeone. Noi tifosi eravamo legati al “cholo” e lui lo era a noi. Niente, alla fine venne ceduto, ci rimasi male, la colpa fu data a Lippi, ma forse un po’ anche tu c’entravi? O no??

Fattostà Diego Pablo va alla Lazio, e a far coppia con te in attacco arriva Vieri.

WOW che coppia!

Il fenomeno e Bobone…e chi ci ferma. Poi pero’ a Lecce durante una partita di campionato ti sei rotto il tendine rotuleo. Io non mi misi a piangere perché non sapevo della gravità, poi, una volta appurata ho stretto i denti e come tutti i tifosi abbiamo cominciato a soffrire con te.

Abbiamo comprato la maglietta “ronnie ti siamo vicino, torna presto” ti abbiamo ricordato in ogni coro, abbiamo atteso il tuo ritorno.

Sei mesi. Sono stati sufficienti per rivederti in campo. Era il 12 aprile del 2000, stadio olimpico, ero in pizzeria, portavo le pizze, e tra una consegna e l’altra lo sguardo andava a quella finale d’andata di coppa Italia.

Ero sullo sgabello quando sei entrato, palla a centrocampo, doppio passo e frani al suolo, nell’istante della caduta per una frazione di secondo ho pensato ad un goffo tonfo, poi ho visto le lacrime, vere come i tuoi sorrisi, ho visto Simeone, che giocava nella Lazio, precipitarsi su di te, che steso terra urlavi e piangevi.

Anche la sua preoccupazione era vera, come quella dei tuoi tifosi. Non c’era partita o finale che tenesse, c’eri tu che ti eri rifatto male, non contava altro.

Guardai il televisore incredulo, immobile, non è vero, svegliatemi.

A testa bassa tornai a casa, cercando notizie al riguardo.

Le notizie erano le peggiori. Si temeva una chiusura anticipata di carriera, sei volato dal professor Martins, hai sfoggiato la maglietta con lo smile che ti assomigliava un po’, rotondetto, costretto in un letto ti lasciavi scappare parole d’amore all’indirizzo di Zidane, non negavi che ti sarebbe piaciuto giocare con lui un giorno. Allora Moratti già si muoveva per portare Zizu all’Inter.

Dopo due anni sei rientrato in campo. Lippi era andato via, al suo posto c’era Hector Cuper, quello che quando la squadra entrava in campo batteva il petto dei suoi giocatori, “con il cuore” caricava i giocatori.

Era il 2002 e d eravamo in testa, mancavano poche partite, tu finalmente eri tornato, il mondiale era alle porte, lo scudetto dietro l’angolo.

Rientri e subito riprendi a segnare. Arriviamo all’ultima giornata. Stadio Olimpico di Roma, lo scudetto ce lo giochiamo contro la Lazio di Zaccheroni. Io sono in curva sud, insieme a Valdo, tu sei in campo e dopo pochi minuti Bobone segna. Poi il black-out, abbandoni il campo in lacrime, non ti eri fatto male, eravamo in molti a piangere con te quel giorno.

Vabbene. Archiviamo anche questo campionato e parti tranquillo per il mondiale, tanto il prossimo anno sarai in forma, pronto per una nuova stagione.

In Corea giochi da protagonista, con quella bella capigliatura da samurai conquisti la coppa del mondo, trascinando i tuoi compagni, capocannoniere del torneo, sei tornato fenomeno, sei di nuovo il Re del mondo, ci farai vincere tutto la prossima stagione.

Resto colpito dal fatto che nel festeggiare la coppa in tutte le interviste non mandi un “grazie” a Moratti, a quello che consideravi un padre, in fondo ti ha rimesso in piedi, ma non importa.

Stai sereno, noi ti aspettiamo a braccia aperte. Torna presto Ronnie.

Cuper iniziava la preparazione della squadra, tu ti godevi il meritato riposo, hai giocato fino a luglio, insomma, è giusto, pero’ torna! Non fare che ritardi o ti inventi qualcosa, lo sai che ti stavamo aspettando.

 Sei tornato finalmente, peccato che la squadra sia partita per la classica tournee estiva.

Zampettavi da solo con il preparatore atletico ad appiano, intanto rilasciavi strane dichiarazioni, ma veramente vuoi andare a Madrid?!?!

Pensavo tra me e me, ora si sfoga, inizia il campionato e fa un macello.

 E invece no.

In chiusura di mercato, sei scappato come un ladro scortato dalla polizia, ladro di sentimenti, hai rubato i nostri, ma un giocatore così amato a priori, mai coccolato come te, hai preso e sei partito, ci hai tradito per il Real, sei andato via dopo che qualcuno ti ha rimesso in piedi.

Sorridevi e mostravi orgoglioso la maglia del Real numero 11, lo stesso sorriso gia visto anni fa, ha rivinto il pallone d’oro, anche li 5 stagioni questa volta quasi a tempo pieno, Scudetto, Champions, Intercontinentale, Pallone D’Oro.

È arrivato Capello e ti ha sbattuto in panca.

A te?!?

Non ti capisce chi ti mette in panchina, chi ti discute, chi ti ha amato come noi, non puo’ capire il perché.

Ma perché con tante squadre proprio al Milan?? In fondo cosa ti abbiamo fatto??

Nulla , appunto, noi non abbiamo fatto nulla contro di te, e ci hai ripagato in questo modo.

Ora sei al Milan, e per me tradito 5 anni fa non non importa, non mi accorgo adesso di che pasta sei fatto.

Bene Ronnie, sorridi come l’ultima volta, sei tornato a casa anche se sulla sponda diversa.

Sorridi e divertiti perché anche noi faremo lo stesso.


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mercoledì, 24 gennaio 2007

"Il "solito Materazzi" ne combina un'altra:

stavolta viene insignito dell'onoreficenza di "uomo di pace", un premio, come spiega il sito dell'Inter, ideato e consegnato dall'Organizzazione Mondiale per la Pace. E' successo stamattina ad Appiano Gentile: al difensore - da sempre icona dell'eccesso calcistico, nel bene e nel male - il presidente dell'organizzazione Carlos Peralta ha consegnato il prestigioso volume "Football and Peace in the World", il libro che raccoglie i messaggi di pace dei presidenti delle federazioni calcistiche del mondo.

Marco Materazzi è stato scelto come simbolo della Nazionale campione del mondo e per il suo essere un "uomo di pace" come candidato ambasciatore della stessa Organizzazione. L'Organizzazione si sta altresì impegnando per organizzare i campionati del mondo della pace, un torneo tra le formazioni degli Stati attualmente in guerra, e vorrebbe che la sede ospitante fosse l'Italia, paese vincitore dell'ultima coppa del mondo.
Con Materazzi come testimonial, of course."
Prima era Macellazzi, ora simbolo di Pace, prima detestato e demolito puntualmente dalla critica e dalla stampa, ora eletto a salvatore e martire dopo la coppa del mondo,è passato dall'essere un somaro a uno dei difensori più forti del mondo, prima eravami in pochi a difenderlo, ora è il marito ideale per le figlie di tutti, la coerenza...che brutta bestia!!
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lunedì, 22 gennaio 2007

E ci risiamo, un anno fa era toccato a

Vanigli, oggi a Galante, Vanigli ha avuto la decenza di mostrarsi quantomeno commosso alla conferenza stampa, dispiaciuto e addolorato per aver causato un infortunio che avrebbe potuto compromettere il mondiale del capitano giallorosso.

Galante, invece, ha cercato una timida giustificazione a controcampo.

Con una sua telefonata in diretta negli studi Mediaset, ha professato la sua totale buonafede, la sua estraneità alla condotta violenta.

Giustificazione che ha sfiorato il ridicolo nella ammissione di involontarietà del fallo, in quanto si vede benissimo che il gomito del belloccio calciatore livornese e ben indirizzato al mento di Francesco Totti, e, come se non bastasse, le quattromila telecamere di Sky, Mediaset e chi più ne ha più ne metta, vanno ad indugiare su alcuni falli commessi in precedenza dal difensore amaranto, dove l’incolpevole Fabio sui limita  dopo una caduta a terra del pupone a passeggiargli sulla coscia quando avrebbe potuto tranquillamente saltarlo.

La faccia da bravo ragazzo, e il cognome che è tutto un programma non sono sufficienti a scagionarlo, forse un’ammissione di colpa sarebbe stata sicuramente apprezzata, il nervosismo può portare a questi eccessi, in fondo si trovava a proteggere la palla da Totti, non da Zarate..

Da Livorno a Roma eccone un altro, Beherami, esterno svizzero di origine albanese, impiegato come rincalzo di Oddo, rientrato da poco per un grave infortunio, uno che la sofferenza la conosce bene, sulla sua pelle, nel tentativo di arpionare il pallone, punta la suola sullo stinco di Gilardino, la gamba si piega e a rallentatore sembra veramente ai limiti, l’attaccante rossonero a terra urla disperato mentre l’esterno laziale si allontana dal luogo del misfatto senza sincerarsi delle condizione del collega. Solo dopo la partita professerà anche lui la sua innocenza ai microfoni, spigando che il suo gesto era indirizzato a recuperare il pallone, di certo non a ledere l’attaccante rossonero, resta il fatto che una volta atterrato Gilardino lo svizzero si sia allontanato come se nulla fosse, forse il tifo impazzito dei trentamila(!!) dell’olimpico aveva coperto le urla della punta milanista...

Insomma se vado allo stadio e pago il biglietto, lo faccio principalmente per vedere giocatori della classe di Gila e Totti, non di certo per assistere a goffi interventi di Galante e Beherami.

 

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domenica, 21 gennaio 2007
In inghilterra sarebbe "Sir Alex Del Piero", in Italia quando gli andava bene era pinturicchio, nei momenti bui era semplicemente un ex calciatore, un peso per la squadra.
La sua lunga degenza troppe volte ha fatto irritare anche i suoi tifosi, non solo "ridere i suoi nemici", poi la morte del padre e quel goal a Bari hanno ridato  nuova linfa vitale al numero 10 bianconero.
Numero che prima di lui era stato sulle spalle di Roberto Baggio, Michel Platini, Bettega, Boniperti.
Ultimo erede in ordine di tempo di una gloriosa dinastia di fantasisti, di calciatori che in bianco e nero hanno fatto sognare e disperare.
Dopato e bidone, scherzato dall'opinione pubblica, Alex non ha mai abbassato la guardia, mai ceduto a nessuna provocazione, mai una parola fuori posto, anche quando a sbatterlo fuori squadra era il suo allenatore, lui entrava e segnava, poi, la domenica dopo di nuovo a scaldare la panchina, allora lui entrava e segnava di nuovo.
Nessuno si sa accetta di buon grado lo status di "rincalzo", anche se di lusso, anche perchè fu prorpio lui ad infliggere lo stesso destino al divin codino, la sua classe sbocciava e il "coniglio bagnato" non reggeva il dualismo, due prime donne sono troppe.
Via Baggio, spazio ai giovani, sapzio ad Alex, acclamato dei tifosi, folta chioma e goal da campione(il migliore per me quello contro la Fiorentina al volo d'esterno).
Poi il brutto infortunio contro l'Udinese, la difficile riabilitazone, la lunga degenza e l'estenuante ricerca della forma, fortunatamente ritrovata.
Ritorna e a suon di goal si riprende quel posto in nazionale insperato,  Francia '98 incoronava nuovamente Baggio, ma il ct puntava su Alex, poi l' europeo, era il turno di Totti, Alex manda in frantumi i sogni iridati sul finale di partita, e giu' critiche.
Di nuovo alla berlina si rimbocca le maniche e guida la sua Juventus, i mondiali di Korea-Giappone terminano troppo presto, questa volta poche critiche, ma Alex continua a subire  pressioni esterne,  zitto continua a lavorare  sodo.
Da vero professionista continua a rispondere sul campo, nessuno ormai ci spera piu' di tanto, ma lui insiste, mai amato come dovrebbe recita il ruolo del campione senza sfarzo e senza zelo. L'onesto lavoratore, l'umile professionista.
Preferitogli Zalayeta non si sbilancia, soffre in panchina da leader, si innlaza a ruolo di Achille, osserva entra e fa vedere la linguaccia a SanSiro, conquista l'ennesimo scudetto, poio revocato, spedito in serie B non abbandona la ciurma e con la fascia al braccio guida la riscossa.
Complimenti per le 500 presenze in bianconero, pubblicizzate secondo quello che è lo stile Del Piero, senza fasti, la classe si sà non è acqua e come il principe ammoniva "signori si nasce, e io modestamente lo naqui"
Bravo Alex, tra tutti i nemici il piu' rispettato.

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sabato, 20 gennaio 2007
C' erano una volta le bandiere.
Ogni squadra che si rispetti ne ha avute, piu' di una, prestigiose e non.
Poi accanto alle bandiere spuntavano come funghi gli idoli dei tifosi.
Gli idoli dei tifosi si differenziano dalle bandiere in quanto la loro permanenza nella squadra di calcio per cui diventeranno degli idoli è limitata, ma la passione che trasmettono e l'amora dichiarato verso quella maglia che indossano permette loro di essere innalzati a questo ruolo.
Ruolo difficile da gestire. In fondo l'idolo dei tifosi non è una bandiera, i proclami sono facili da fare e non costano nulla, ma al contrario rendono molto, non ultimo nel campo del merchandising.
Come si diventa idolo dei tifosi??
Non è difficile, si arriva in una squadra, si dichiara che finalmente il sogno di vestire quella maglia si è realizzato, si rassicura i tifosi che per quei colori la fatica sarebbe stata minima, fieri di giocare in quello stadio, i "calcioni" degli avversari non avrebbero mai  fatto male, finchè quella curva avrebbe strillato a squarciagola il suo nome. Fondamentale, dopo aver segnato una rete, baciare la maglia, magari andare sotto la curva, baciare il logo, i colori, battersi il petto, insomma far capire che tutto quello che si è fatto, lo si è fatto non per i soldi, ma per loro, i tifosi, e per la squadra. A tratti "l'idolo" riesce a scavalcare anche la bandiera, si sa la bandiera è la bandiera, una garanzia, il suo ricordo non appassirà mai, ma l'idolo è da tenere stretto, da coccolare fino all'inverosimile.
Le dichiarazione a mezzo stampa sono sempre bene accette, del tipo "siamo una grande famiglia", "certo che mi dispiace non giocare, ma siamo tanti, le partite molte e se qualcuno è più in forma è giusto che giochi."
può aiutare anche innalzare  il presidente della a squadra a ruolo di "padre putativo", la famiglia fa sempre effetto.
Infine rassicurare i tifosi che la sua permanenza in squadra, dipendesse da lui, sarebbe a vita.
Eccolo qua, bello e confezionato, fa il suo ingresso in campo "l'idolo dei tifosi".
Per lui si piange, si esulta, ci si appassiona, in trepida attesa ad ogni suo ingresso in campo per una giocata da incorniciare, per una da dimenticare, ma da difendere a spada tratta, dovrete passare sul nostro cadavere per criticarlo. La notte "fa la vita", ma si, infondo è un ragazzo, che deve fare, stare chiuso in casa? esca pure, basta che poi in campo dia il massimo, l'importante è vederlo sgambettare sul prato verde con quella maglia. L'importante è che questo sodalizio duri.
"finchè morte non vi separi", appunto.
Ma il tempo passa, inesorabile, e se ne frega delgi idoli, mai delle bandiere, l'idolo fa le valige, bello come il sole è pronto a dichiare il suo amore per una nuova squadra, per dei nuovi tifosi. L'amore non è eterno, o meglio, è eterno finchè dura.
La ricoscenza lasciamola ad altri, l'idolo non puo' vivere di sentimenti terreni, la sua è una figura mitica, è una parte che si ripete in eterno, già vista, con la speranza che sia sempre l'ultima volta, con la certezza che lo sarà.
Addio Ronnie, siamo passato sopra tutti i tuoi sgarri, eri il nostro idolo e sei andato a Madrid, vabene, la speranza che un giorno saresti tornato c'è sempre stata, le scappatelle si possono perdonare, e noi ti avremmo perdonato, cosi come ti abbiamo curato e rimesso in piedi, sapevamo che non saresti rimasto, sopratutto dopo il mondiale vinto con la tua nazionale, l'indomani del 5 maggio, quel giorno non solo tu piangevi a dirotto, altri versano fiumi di lacrime.
Hai vinto il mondiale e niente, un pensiero, una dichiarazione, se non il ringraziamento a Zidane che ti è venuto ad omaggiare all'ospedale.
Noi che eravamo distrutti quando scendevi le scalette dell'aereo nel mondiale francese, noi che con il nostro amore ti abbiamo avvolto, che abbiamo pianto con te quando ti sei infortunato per la seconda volta, che abbiamo esultato con te quando sei rientrato e contro il Piacenza hai segnato.
Noi che da te abbiamo ricevuto solo pesci in faccia.
Noi saremo li, presenti quando rifarai il tuo ingresso a SanSiro, con una maglia diversa da quella nerazzurra che male non ti stava, ricordati di noi perchè i cori, quelli "ooo il fenomenoooo" non saremo noi a cantarli, ma quelli che prima ti insultavano, quelli che "non è brasiliano però ,che goal , che fa, il fenomeno lascialo la, qui c'è , sheva."

Sheva.......appunto...
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martedì, 16 gennaio 2007

MAICON DOUGLAS SISENADO,

sembrava l’ennesimo scherzo del destino.

Il nuovo fluidificante di sinistra, quella fascia che da Roberto Carlos non riusciva a trovare un degno sostituto.

Pistone, preferito al brasiliano dal sinistro micidiale, fu il primo ad accomodarsi su quel binario,  Roy Hodgson il regista di quella trattativa, che spediva il brasiliano alla corte di Capello a Madrid e lasciava a Milano il giovane italiano, poco piu’ che ventenne, con il compito di non far rimpiangere l’ultimo terzino sinistro della storia della beneamata Andreas Bireme.

Pistone disputò una stagione ai limiti del mediocre, e, tra lo scetticismo dei tifosi venne ceduto al Blackburns Rover, in Premier League.

Al suo posto arriva Felice Centofanti, ora inviato di Striscia, paladino dei calciatori messi sotto torchio dalla stampa.

I tifosi rumoreggiavano, ma il capellone, dopo una buona stagione ad Ancona, sbarcava sotto all’ombra della madonnina, carico di buoni propositi. Ma si sa che con i buoni propositi non si va lontano. E, infatti.

Altra stagione, altro terzino.

Dalla Grecia con furore con biglietto di sola andata arriva Grigorios Geoargatos, sinistro naturale, promessa del calcio ellenico. Il greco si muove bene, il problema sembra essere finalmente risolto, ma, "come tutti i brasiliani” viene colto improvvisamente dalla saudade, rispedito in Grecia al Panatinaikos, fa il suo ritorno due anni dopo a Milano completamente scarico, e tra l’indifferenza generale raccoglie baracca e burattini e torna in Grecia a fine stagione.

Adocchiato durante il mondiale di calcio a 5 , strappato alla concorrenza spietata del Gremio, l’Inter si aggiudica il giovane Gilberto, esordio sfortunato in coppa Italia, si giocava Parma-Inter, fini 2 a 0 per la squadra di Ulivieri.

Gilberto durò solo due partite.

Costante di quegli anni era che puntualmente il posto del terzino sinistro di turno veniva poi dato a J.Zanetti, destro naturale, ma ligio in ogni posizione..

Fortunatamente anche Gilberto venne svenduto ed al suo posto arrivarono con un bastimento carico carico di speranze 5 francesi “piccini picciò”: Frey, Domoraud, Silvestre, Blanc e Dalmat.

Quest’ultimo subito girato in prestito al Bordeaux.

Si parlava molto bene di Silvestre, mail ragazzo era ancora acerbo. Nonostante la sua giovane età venne schierato più volte nel ruolo di terzino sinistro, con risultati al limite dello scandaloso, allora la dirigenza nerazzurra penso bene di fare il colpaccio.

Dopo aver provato anche Domoraud, che penso bene di regalare ai tifosi interisti un autorete al Dall’ara, girò il giovane Silvestre al Manchester United per Vivas, mentre scambio Domoraud alla pari con Helveg, vincitore dello scudetto con i cugini rossoneri.

Vivas reglò il goal vittoria al Milan in derby finito 1 a 0 per i rossoneri, Helveg venne fortunatamente impiegato con il contagocce da Cuper nelle sue due stagioni nerazzurre.

Si cercò per l’ennesima volta di ovviare al problema “fascia sinistra” con gli ultimi acquisti .

Cuper ordinava, Moratti spendeva. Prima Brechet lancia proclami “eccolo il nuovo Roberto Carlos” giovane, belga, sinistro poderoso, tatticamente diligente; insieme a lui sbarca l’idolo dei tifosi juventini Gresko.

Il primo non trovò spazio se non in coppa Italia, il secondo purtroppo, infortunatosi contro il Piacenza recupererà per il 5 maggio, ultima di campionato allo stadio Olimpico contro la Lazio.

Ci pensa allora Favalli a risollevare le sorti di una fascia sinistra orfana ormai da troppo tempo, ma il “conte” come lo chiamavano alla Lazio, non gradisce il rinnovo annuale del contratto a soli 34 anni e preferisce cambiare aria passando al Milan.

È storia dei giorni nostri invece quello che poteva essere l’ennesimo scherzo del destino.

Il padre, accanito fans dell’attore hollywoodiano, sbaglia all’anagrafe brasiliana il nome del suo terzogenito, e anziché Michael Douglas  lo registra come MAICON DOUGLAS.

Dal principato a Milano, il ventunenne erede di Cafù nella selecao, si affema nella banda mancini come pedina fondamentale, salta l’uomo, si propone, arriva al cross, pennella palloni e fa tornare al goal Adriano.

Peccato solo che lui giochi a destra, mentre a sinistra per il momento ci sia Maxwell…..

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lunedì, 15 gennaio 2007

Non poteva mancare lui all’appello, da troppo tempo non se ne sentiva parlare. Il presidentissimo del Livorno, l’ennesimo caso di presidente-allenatore.

Il buon padre di famiglia ha sentenziato.

C’è poco da vergognarsi, la squadra gioca male, e come al solito paga l’allenatore, incapace di gestire una squadra senza alcun innesto, mai rinnovata, anzi, indebolita dall’inspiegabile cessione di Danilevicius, sorretta da troppo tempo dal povero Lucarelli, quello che rinunciò al miliardo, “blindata” da una difesa formata da Galante, Balleri, Grandoni, Kouffur, pezzi d’antiquariato i quali dovrebbero far da chioccia ai vari Pasquale, Knezevic e Fanucci, giovani poco promettenti.

A centrocampo l’unico a garantire un po’ di qualità potrebbe essere Morrone, ma predicare nel deserto fu difficile anche per quel tipo nato in Galilea circa 2000 anni fa.

A perforare le difese avversarie ci dovrebbero pensare poi oltre Lucarelli chi?!?

Bakayoko?? Paulinho?? Chi sono??

"Io a Natale l'avevo detto all'allenatore: bisogna andare in ritiro..", e aggiunge: "queste figure, in 22 anni di calcio non ne ho mai fatte. Io me ne vado".

Te l’avevo detto io!! Ripeteva puffo quattrocchi ai suoi colleghi bassi e blu, ma questa esortazione serve a ben poco.

Molto facile parlare dopo, troppo semplice individuare il problema in una squadra nella figura dell’allenatore, e soprattutto, pretenzioso pensare di poter risolvere il tutto semplicemente liquidandolo.

Del resto anche in passato sono caduto sotto l’ascia risolutrice del presidentissimo, prima Colomba, artefice della promozione in serie A, poi Donadoni, colpevole di un piazzamente UEFA, che per una neopromossa è poca cosa, Mazzone fu utilizzato come traghettatore, una sorta di Lucescu all’Inter, infine Arrigoni, colpevole di aver pensato anche solo minimante di voler fare bene anche in coppa UEFA, dove quel genio di presidente preferiva esser eliminato al più presto, onde evitare di dover sborsare altri soldi per inutili trasferte all’estero.

Spinelli, degno campare di Zamparini, fido amico di Cellino, estimatore di Lotito, non so se conoscesse anche Paterna, ma la presunzione è una dote talmente rara che purtroppo non si estinguerà mai.


postato da: montelli alle ore 09:25 | Permalink | commenti
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